Salta al contenuto Passa alla barra laterale Passa al footer

Il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche (che si trovano nel midollo osseo e nel sangue del cordone ombelicale) continua fare notizia. Sempre più équipe mediche lo stanno adottando o sperimentando per contrastare gravi malattie. Tra queste la sclerosi multipla.

Questa volta, come riporta il sito di ragusaoggi.it, il trattamento è stato effettuato con buoni risultati dall’Unità operativa di Neurologia dell’azienda Villa Sofia Cervello di Palermo, dove quattro giovani pazienti affetti da Sclerosi multipla, ad uno stadio precoce, sono stati sottoposti a un trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche, non avendo dato alcuna risposta a due linee di cura con i farmaci.

Tale procedura viene effettuata solo su forme “aggressive” di SM e solo su casi che vengono ben ponderati, poiché richiede una fase di pesante chemioterapia per azzerare il sistema immunitario e preparare l’organismo all’infusione delle staminali dello stesso paziente.

Il direttore dell’Unità Operativa, il dr. Salvatore Cottone, si legge nell’articolo, ha affermato: “Il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche pur gravato da rischi peritrapiantologici insiti nell’intensa immunosoppressione cui i pazienti sono sottoposti, rappresenta al momento uno dei trattamenti più efficaci per pazienti con sclerosi multipla aggressiva, poiché è in grado di spegnere per molti anni l’infiammazione che è alla base del decorso rapidamente evolutivo di forme particolarmente maligne di malattia. L’impiego di tale procedura in una fase molto precoce del decorso della malattia, quando i processi di distruzione tissutale legata alla demielinizzazione e alla degenerazione sono ancora limitati come pure i fenomeni di disregolazione immunitaria, è in grado di bloccare la progressione della malattia e prevenire la disabilità. Il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche è in grado di spegnere per molti anni e probabilmente per sempre, se effettuato precocemente, qualunque attività clinica e radiologica di malattia”.

Dichiarazioni importanti, che si associano agli scenari che si spera apriranno altri progetti che vedranno in futuro protagoniste le cellule staminali mesenchimali nel contrasto anche di altre malattie neurodegenerative.

Lascia un commento

0/5