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Recentemente molti studi di medicina rigenerativa, che vedono l’impiego delle cellule staminali mesenchimali (MSC) per il trattamento del diabete mellito, hanno prodotto nuovi sviluppi verso possibili cure per questa condizione che ad oggi rimane una delle principali minacce per la salute dell’uomo.

Le fonti da cui reperire le MSC (cellule staminali mesenchimali) possono essere diverse, dal tessuto adiposo al midollo osseo o la polpa dentale; il cordone ombelicale è però il tessuto ideale dal quale estrarre queste preziose cellule che si trovano in abbondanza nella gelatina di Wharton, un tessuto gelatinoso che circonda e protegge i vasi sanguigni del cordone.

Le MSC derivate dal tessuto cordonale hanno infatti caratteristiche molto interessanti se paragonate a quelle delle altre fonti: innanzitutto la facilità con cui è possibile raccogliere e trasportare il cordone ombelicale alla quale si aggiunge la facilità di estrazione delle MSC; la maggiore capacità di proliferazione e differenziamento in cellule mature; le proprietà immunosoppressive; il minor rischio di infezione e trasmissione di patogeni.    

Numerosi studi hanno dimostrato che le MSC estratte dal cordone ombelicale hanno straordinari effetti terapeutici nel trattamento del diabete mellito attraverso diversi meccanismi d’azione. Innanzitutto riescono a localizzare e a dirigersi verso le zone danneggiate del pancreas mediante un processo chiamato “homing”; qui si differenziano in cellule che producono insulina e secernono molecole specifiche che vanno a creare un ambiente favorevole, come fattori anti infiammatori e molecole che favoriscono la rigenerazione delle cellule b. Inoltre, gli effetti benefici delle MSC si estendono anche sui tessuti che utilizzano glucosio rendendoli più sensibili all’azione dell’insulina.

La straordinarietà degli effetti terapeutici delle MSC da tessuto cordonale non si limita al trattamento del diabete in sé ma anche delle tante complicazioni non infrequenti che insorgono nel lungo termine. Come riportato in una recente review pubblicata da Luyao e il suo team, le capacità anti-infiammatorie, anti-ossidanti e immuno-modulatorie delle MSC prevengono lo sviluppo della nefropatia diabetica, una delle più gravi complicazioni del diabete mellito che molto spesso porta allo stadio finale dell’insufficienza renale cronica. Analogamente gli stessi effetti si hanno per altre complicazioni del diabete come la retinopatia diabetica e il piede diabetico.

Un altro studio pubblicato a Settembre 2023 da Zang et al. ha invece valutato l’efficacia delle MSC derivate dal tessuto cordonale nel trattamento del diabete di tipo 2. Lo studio, effettuato su un totale di 73 pazienti, ha messo in evidenza che l’infusione delle MSC porta ad una riduzione delle oscillazioni di glucosio nel sangue, un miglioramento della funzionalità delle cellule b del pancreas e ad una conseguente riduzione della quantità di insulina somministrata giornalmente.

Le cellule staminali mesenchimali derivate da tessuto cordonale si sono quindi dimostrate essere una potenziale strategia terapeutica per il trattamento del diabete mellito e delle sue complicazioni. Molti studi sono ancora in fase preclinica o in fase 1, ma questi risultati pongono le basi per ricerche future volte a migliorare sempre più le capacità terapeutiche di queste cellule per portare benefici a lungo termine ai pazienti.

Cellule staminali mesenchimali per diabete

Quante persone colpisce il Diabete Mellito?

Il Diabete Mellito colpisce approssimativamente 783 milioni le persone tra i 20 e 79 anni che nel 2045 soffriranno di Diabete Mellito.

Questa è la stima della Federazione Internazionale del Diabete che nei prossimi 20 anni prevede un aumento del 46% delle persone che dovranno convivere con questa condizione. Il diabete è già oggi una delle malattie metaboliche più diffuse e più note, chi non ha mai sentito parlare di insulina e di iperglicemia?

Quali sono le cause scatenanti del Diabete Mellito?

Il diabete mellito è infatti caratterizzato dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) determinati da una scarsa produzione di insulina da parte delle cellule b del pancreas (diabete di tipo 1 o diabete giovanile) oppure dall’incapacità dei diversi organi di rispondere all’insulina (diabete di tipo 2). L’insulina è l’ormone che consente l’ingresso del glucosio nelle cellule che lo utilizzano come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nella circolazione sanguigna e con il passare del tempo insorgono complicanze di natura vascolare a carico sia dei grandi sia dei piccoli vasi, causando danni a livello di diversi organi e tessuti tra cui occhi, reni, cuore e nervi periferici. Nelle donne in gravidanza il diabete può determinare conseguenze avverse sul feto, da malformazioni congenite ad un elevato peso alla nascita fino ad un alto rischio di mortalità perinatale.

Il processo con cui si sviluppa il diabete di tipo 1 non è ancora del tutto noto; studi epidemiologici hanno però identificato precisi fattori genetici che conferiscono una certa predisposizione allo sviluppo della malattia. Quando si aggiungono anche fattori ambientali, come per esempio alcune infezioni virali o un’alimentazione particolare, si scatena il processo autoimmune che concretizza la predisposizione: vengono prodotti anticorpi diretti contro le cellule che producono insulina determinandone la distruzione. La velocità con cui avviene questo processo determina la rapidità di insorgenza della malattia.

Anche il diabete di tipo 2 può avere una predisposizione genetica e il rischio di sviluppo aumenta con l’età, l’obesità e una scarsa attività fisica. Molto spesso trascorrono diversi anni prima che queta forma di diabete venga diagnosticata: l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e all’esordio i tipici sintomi del diabete non sono ancora così marcati da essere notati dal paziente.

Quali le terapie del Diabete Mellito?

Ad oggi le terapie standard per il trattamento del diabete mellito sono la somministrazione di insulina mediante iniezioni quotidiane e gli ipoglicemizzanti orali. Entrambi i trattamenti non sono però curativi ma tengono solo temporaneamente sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue e hanno scarsi effetti sulle diverse complicazioni che possono insorgere nei pazienti diabetici. Inoltre, quando queste terapie vengono somministrate a lungo termine gli effetti terapeutici diminuiscono significativamente.

Le nuove scoperte con l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali sono un ottima speranza di cura.

BIBLIOGRAFIA

  1. https://doi.org/10.1016/j.ecl.2010.05.011
  2. https://doi.org/10.2337/dc11-S062
  3. https://www.medsci.org/v20p1492.htm doi: 10.7150/ijms.87472
  4. https://doi.org/10.1093/stcltm/szad060