Il trapianto aploidentico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta oggi una delle strategie più rilevanti nel trattamento delle neoplasie del sangue, come leucemie, linfomi e sindromi mielodisplastiche.
Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche è infatti una delle terapie più efficaci per le forme aggressive di tumori ematologici. Tuttavia, trovare un donatore completamente compatibile non è sempre possibile.
Per questo motivo, la ricerca scientifica sta esplorando soluzioni innovative per rendere il trapianto più accessibile e sicuro. Uno studio di fase II pubblicato nel 2025 sulla rivista Transplantation and Cellular Therapy ha analizzato una strategia innovativa: associare l’infusione di sangue cordonale al trapianto aploidentico, con l’obiettivo di migliorarne efficacia e sicurezza, in particolare quando il donatore ha più di 40 anni.
I risultati mostrano un potenziale passo avanti nella cura delle principali neoplasie ematologiche.
Trapianto aploidentico: cosa significa
Il termine aploidentico indica un donatore parzialmente compatibile dal punto di vista genetico (HLA). In genere si tratta di un familiare di primo grado, come:
- un genitore
- un figlio
- un fratello o una sorella
Ogni individuo eredita metà dei marcatori HLA da ciascun genitore: per questo motivo un familiare è spesso compatibile “al 50%”.
Grazie al trapianto aploidentico, quasi tutti i pazienti possono trovare un donatore, superando uno dei principali limiti del trapianto tradizionale.
Tuttavia, l’età del donatore influisce sugli esiti clinici. In particolare, donatori sopra i 40 anni possono essere associati a:
- maggiore rischio di complicanze immunitarie
- aumento delle reazioni di rigetto
- maggiore incidenza di GVHD
Per questo motivo, i ricercatori hanno valutato l’uso del sangue cordonale come supporto immunologico.
Cos’è la GVHD (Graft-versus-Host Disease)
La GVHD (Graft-versus-Host Disease) è una delle complicanze più importanti del trapianto di cellule staminali.
A differenza del rigetto d’organo classico, in cui è il corpo del paziente ad attaccare il trapianto, nella GVHD avviene il contrario: sono le cellule immunitarie del donatore ad attaccare l’organismo del paziente.
Può manifestarsi in due forme:
GVHD acuta (nei primi 100 giorni):
- colpisce pelle, fegato e intestino
GVHD cronica:
- può coinvolgere diversi organi
- impatta fortemente sulla qualità di vita
Ridurre il rischio di GVHD significa migliorare sicurezza, sopravvivenza e benessere dei pazienti.

Lo studio clinico: leucemia, linfoma e altre neoplasie del sangue
Lo studio ha coinvolto 45 pazienti con diverse neoplasie ematologiche, tra cui:
- leucemia mieloide acuta (AML)
- leucemia linfoblastica acuta (ALL)
- sindromi mielodisplastiche
- linfoma non-Hodgkin
- altre patologie rare del sangue
Tutti i pazienti hanno ricevuto:
- un trapianto aploidentico da donatore ≥ 40 anni
- una infusione di sangue cordonale entro 24 ore dal trapianto
L’obiettivo principale era valutare l’incidenza di GVHD acuta nei primi 100 giorni.
Risultati: attecchimento rapido e stabile
Il recupero ematologico è stato rapido ed efficace:
- attecchimento dei neutrofili: 12 giorni
- attecchimento delle piastrine: 13 giorni
- attecchimento neutrofilico: 100% dei pazienti
Questi dati dimostrano che l’infusione di sangue cordonale:
✔ non ostacola l’attecchimento
✔ favorisce una ricostituzione stabile del sistema emopoietico
✔ supporta il recupero immunitario
Riduzione di GVHD e rigetto
L’associazione con sangue cordonale ha mostrato risultati particolarmente incoraggianti:
- riduzione delle complicanze immunologiche
- minore incidenza di GVHD rispetto ai dati storici del trapianto aploidentico standard
- migliore tolleranza del trapianto
Questo suggerisce che il sangue cordonale agisce come modulatore della risposta immunitaria.
Sopravvivenza nei pazienti con leucemia e linfoma
A due anni dal trapianto:
- Sopravvivenza globale (OS): 95,39%
- Sopravvivenza libera da malattia (DFS): 86,24%
- Incidenza di recidiva: 11,49%
- Mortalità non correlata a recidiva: 2,44%
Risultati particolarmente rilevanti nei pazienti ad alto rischio, dove la recidiva rappresenta la principale sfida clinica.

Il ruolo chiave del sangue cordonale
Il sangue cordonale è una fonte straordinaria di:
- cellule staminali ematopoietiche
- cellule immunitarie immature
- cellule con elevata capacità di adattamento immunologico
Queste caratteristiche lo rendono una risorsa unica.
Secondo lo studio, l’infusione di sangue cordonale può:
- favorire la tolleranza immunologica
- ridurre il rischio di GVHD
- potenziare l’effetto graft-versus-leukemia (azione anti-tumorale)
- supportare la ricostituzione del sistema ematopoietico
È importante sottolineare che non si è verificata dominanza del sangue cordonale: l’attecchimento definitivo è rimasto di origine aploidentica.
Il sangue cordonale ha quindi agito come supporto biologico e immunologico, senza sostituire il trapianto principale.
Il sangue cordonale: una risorsa terapeutica fondamentale
Le evidenze scientifiche confermano che il sangue cordonale è già oggi utilizzato nel trattamento di:
- leucemie
- linfomi
- altre neoplasie ematologiche
- immunodeficienze
- malattie genetiche rare
E rappresenta una risorsa in continua espansione anche nella medicina rigenerativa.
Conservarlo alla nascita significa:
✔ disporre di cellule staminali immediatamente disponibili
✔ evitare la ricerca di un donatore
✔ avere una risorsa biologica unica e compatibile
Conservare le cellule staminali alla nascita: una scelta lungimirante
La conservazione del sangue cordonale è una scelta di prevenzione e tutela della salute futura.
Queste cellule possono essere utilizzate:
- in ambito trapiantologico
- in terapie avanzate
- in protocolli innovativi di medicina rigenerativa
In un contesto in cui strategie come il trapianto aploidentico con supporto di sangue cordonale stanno dimostrando risultati sempre più promettenti, conservare queste cellule rappresenta una opportunità concreta per le cure di domani.
In Scientia Fides: eccellenza nella conservazione delle cellule staminali
La conservazione deve avvenire in biobanche certificate che garantiscano:
- elevati standard di sicurezza
- conformità alle normative europee
- crioconservazione controllata
- tracciabilità completa del campione
In Scientia Fides è una biobanca che opera secondo i più rigorosi protocolli internazionali di qualità, offrendo alle famiglie una conservazione sicura e affidabile delle cellule staminali ematopoietiche dei propri figli.
In un’epoca in cui la ricerca dimostra che il sangue cordonale può migliorare l’efficacia dei trapianti e salvare vite, conservarlo oggi significa aprire nuove possibilità terapeutiche per il futuro.
Fonte: Efficacy and Safety of Haploidentical Hematopoietic Stem Cell Transplantation Combined With Umbilical Cord Blood Infusion in Hematologic Malignancies: A Prospective Phase II Clinical Trial
