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Cellule staminali e infertilità: nuove speranze per endometrio sottile e sindrome di Asherman

La medicina rigenerativa sta aprendo strade che fino a pochi anni fa sembravano impensabili nel trattamento dell’infertilità femminile. Tra le novità più promettenti c’è l’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali nell’utero, una strategia che sta mostrando risultati concreti in casi considerati difficili da trattare, come l’endometrio sottile e la sindrome di Asherman.

Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology ha fatto il punto su queste terapie: i risultati sono incoraggianti, anche se i ricercatori sottolineano che servono ancora conferme su scala più ampia.

Quando l’endometrio è troppo sottile

L’endometrio è il rivestimento interno dell’utero, il luogo in cui l’embrione deve attecchire per dare inizio a una gravidanza. Quando il suo spessore è insufficiente — generalmente al di sotto dei 7 mm — le probabilità di successo si riducono drasticamente.

Le cause possono essere diverse: alterazioni vascolari, infiammazione cronica, fibrosi uterina o la formazione di aderenze all’interno dell’utero, condizione quest’ultima nota come sindrome di Asherman. In tutti questi casi, la recettività dell’endometrio viene compromessa, rendendo l’impianto dell’embrione difficile o impossibile.

Come agiscono le cellule staminali mesenchimali

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) sono cellule multipotenti con caratteristiche molto particolari: possono trasformarsi in diversi tipi di cellule, modulare la risposta immunitaria e stimolare la rigenerazione dei tessuti.

Nel contesto uterino, il loro meccanismo d’azione principale è di tipo paracrino: producono cioè una serie di fattori biologicamente attivi che favoriscono la formazione di nuovi vasi sanguigni, contrastano la fibrosi e stimolano la proliferazione delle cellule endometriali. È proprio questa capacità a renderle così interessanti per chi affronta un percorso di fertilità complesso.

Cosa dicono i dati

Lo studio ha analizzato 18 sperimentazioni cliniche condotte su oltre 300 pazienti con endometrio sottile o sindrome di Asherman. I risultati parlano chiaro:

  • lo spessore endometriale è aumentato in media di 2,35 mm
  • i tassi di gravidanza clinica sono migliorati
  • sono aumentati anche i casi di nati vivi
  • si è ridotto il rischio di aborto spontaneo

In parallelo, si è osservato un miglioramento della vascolarizzazione uterina, il ripristino del ciclo mestruale in molte pazienti e una maggiore probabilità di impianto dell’embrione.

Il ruolo speciale delle cellule staminali del cordone ombelicale

Tra le fonti di cellule staminali studiate, quelle provenienti dal cordone ombelicale si sono distinte per alcune caratteristiche uniche: vengono tollerate meglio dal sistema immunitario, hanno una spiccata capacità anti-infiammatoria e mostrano un’efficace azione rigenerativa sui tessuti danneggiati.

Nei casi più complessi, il loro utilizzo ha portato a miglioramenti significativi sia nello spessore dell’endometrio che nei tassi di gravidanza. Un dato che apre scenari interessanti per trattamenti sempre più mirati e meno invasivi.

Campione di sangue cordonale conservato in biobanca per cellule staminali utilizzate nella medicina rigenerativa e fertilità

Cosa manca ancora

È giusto essere chiari su un punto: questa terapia è ancora considerata sperimentale. Gli studi disponibili sono numericamente limitati, i protocolli variano molto tra una ricerca e l’altra e non esistono ancora linee guida condivise su dosaggi e modalità di somministrazione. I progressi ci sono, ma la strada verso una pratica clinica standardizzata è ancora lunga.

Perché conservare il cordone ombelicale

Questi risultati danno una prospettiva concreta a una scelta che molti genitori valutano già al momento della nascita: la conservazione del sangue cordonale.

Le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale rappresentano una risorsa biologica preziosa e irripetibile. Conservarle alla nascita significa avere a disposizione cellule giovani e altamente vitali, pronte a essere utilizzate qualora in futuro dovessero rendersi necessarie terapie innovative — per la fertilità, ma non solo.

In Scientia Fides: un riferimento affidabile

Affidarsi a una biobanca certificata è il modo migliore per garantire che questa risorsa biologica sia conservata nel tempo nelle condizioni ottimali. In Scientia Fides è tra le realtà più avanzate del settore, con protocolli rigorosi di crioconservazione, elevati standard qualitativi, tracciabilità completa dei campioni e tecnologie all’avanguardia.

In sintesi

Le cellule staminali mesenchimali stanno ridisegnando le possibilità terapeutiche per molte donne che affrontano problemi di infertilità legati all’endometrio. I dati attuali sono promettenti, anche se la ricerca deve ancora fare passi avanti prima che queste terapie diventino prassi consolidata.

Nel frattempo, conservare le cellule staminali del cordone ombelicale alla nascita rimane una scelta concreta e lungimirante: un piccolo gesto oggi, che potrebbe fare la differenza domani.

Fonte: Stem cell therapy in thin endometrium and Asherman’s syndrome: a systematic review and meta-analysis