Le cellule staminali cordonali sono al centro di nuove ricerche sulla medicina rigenerativa e sul trattamento dell’artrosi del ginocchio. Una review scientifica pubblicata nel 2026 analizza le evidenze cliniche sull’impiego delle cellule staminali mesenchimali derivate dal cordone ombelicale per favorire la rigenerazione della cartilagine danneggiata.
L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa che interessa l’intera articolazione e che presenta una particolare criticità: la cartilagine articolare possiede una capacità molto limitata di autorigenerarsi una volta danneggiata.
Per questo la ricerca sta studiando strategie che possano andare oltre la gestione dei sintomi e favorire la riparazione del tessuto cartilagineo.
Tra gli approcci più interessanti rientra l’utilizzo delle cellule staminali cordonali e, in particolare, delle cellule staminali mesenchimali (MSC) ottenute dal cordone ombelicale e dal sangue cordonale.
Una review scientifica pubblicata nel 2026 su Modern Rheumatology dai ricercatori Jin Kyu Lee e Norimasa Nakamura ha analizzato le evidenze disponibili sull’impiego di queste cellule nella rigenerazione della cartilagine e nell’artrosi del ginocchio.
Artrosi del ginocchio: perché la cartilagine è difficile da rigenerare
L’artrosi del ginocchio non riguarda esclusivamente la cartilagine, ma viene oggi considerata una patologia dell’intera articolazione.
Quando la cartilagine articolare comincia a deteriorarsi, la sua capacità di ripararsi spontaneamente è molto limitata. La progressione del danno può quindi contribuire alla comparsa di dolore, rigidità e riduzione della funzionalità articolare.
Secondo gli autori della review, molte delle strategie terapeutiche attualmente disponibili sono prevalentemente orientate alla gestione dei sintomi, mentre alcune tecniche chirurgiche utilizzate per stimolare la riparazione della cartilagine, come la microfrattura, possono produrre risultati non sempre ottimali o duraturi.
È in questo scenario che si inserisce la ricerca sulle cellule staminali cordonali e, più precisamente, sulle cellule staminali mesenchimali di derivazione perinatale.
Cellule staminali cordonali: cosa sono e perché vengono studiate
Con l’espressione cellule staminali cordonali si fa riferimento, in senso ampio, a differenti popolazioni cellulari ottenibili dal sangue e dai tessuti del cordone ombelicale.
Questa distinzione è fondamentale.
Il sangue cordonale è noto soprattutto come fonte di cellule staminali ematopoietiche, cellule capaci di dare origine alle diverse cellule del sangue e già utilizzate in ambito clinico, attraverso il trapianto, per il trattamento di determinate patologie ematologiche, immunologiche e metaboliche.
Le cellule staminali mesenchimali, invece, costituiscono una popolazione cellulare differente. Possono essere ottenute da diverse fonti, comprese fonti perinatali, e vengono studiate soprattutto nell’ambito della medicina rigenerativa per le loro proprietà biologiche.
È proprio quest’ultima tipologia cellulare a essere al centro delle ricerche analizzate dalla review sull’artrosi del ginocchio.
Cellule staminali ematopoietiche e mesenchimali: qual è la differenza?
Comprendere la differenza tra cellule staminali ematopoietiche e cellule staminali mesenchimali è essenziale quando si parla di cellule provenienti dal cordone ombelicale.
Le cellule staminali ematopoietiche presenti nel sangue cordonale sono responsabili della formazione delle cellule del sangue. Il loro utilizzo clinico è consolidato principalmente nell’ambito dei trapianti ematopoietici.
Le cellule staminali mesenchimali studiate per la rigenerazione della cartilagine presentano invece caratteristiche biologiche differenti.
Nel caso dell’artrosi del ginocchio, i ricercatori studiano queste cellule non solo per la loro capacità di contribuire alla formazione di nuova cartilagine, ma anche perché possono rilasciare sostanze in grado di favorire i processi di riparazione dei tessuti e di modulare l’infiammazione.
Attraverso il rilascio di molecole biologicamente attive, infatti, le MSC possono interagire con le cellule circostanti e influenzare il microambiente del tessuto della cartilagine.
Parlare genericamente di “cellule staminali del cordone ombelicale” senza specificare la popolazione cellulare può quindi essere fuorviante: cellule staminali ematopoietiche e cellule staminali mesenchimali non sono equivalenti e hanno caratteristiche e applicazioni differenti.

Perché le cellule staminali cordonali interessano la medicina rigenerativa
Secondo la review di Lee e Nakamura, le MSC di derivazione cordonale presentano alcune caratteristiche che le rendono particolarmente interessanti per la ricerca.
Tra queste vengono evidenziate:
- elevata capacità proliferativa;
- interessanti proprietà biologiche;
- minore probabilità di provocare una risposta del sistema immunitario rispetto ad alcune cellule staminali mesenchimali adulte;
- possibilità di essere raccolte dal cordone ombelicale al momento della nascita.
Queste caratteristiche hanno favorito lo sviluppo di studi sull’impiego delle cellule staminali cordonali nella rigenerazione della cartilagine, comprese sperimentazioni condotte su pazienti con artrosi del ginocchio.
Cellule staminali cordonali e artrosi del ginocchio: cosa mostrano gli studi clinici
Una parte importante delle evidenze analizzate dalla review riguarda CARTISTEM®, un prodotto cellulare costituito da cellule staminali mesenchimali allogeniche derivate dal sangue cordonale umano associate a un idrogel di acido ialuronico.
In uno dei primi studi clinici sull’uomo, sette pazienti con artrosi del ginocchio di grado 3 secondo la classificazione Kellgren-Lawrence e lesioni cartilaginee di grado 4 ICRS sono stati trattati con questo approccio.
Le valutazioni successive hanno mostrato:
- formazione progressiva di tessuto di riparazione;
- miglioramento degli indicatori clinici relativi a dolore e funzionalità;
- presenza, all’esame istologico effettuato a un anno, di cartilagine con caratteristiche simili alla cartilagine ialina;
- persistenza della cartilagine rigenerata alla risonanza magnetica effettuata dopo tre anni;
- mantenimento dei miglioramenti clinici durante un follow-up esteso fino a sette anni.
Nel corso dei sette anni di osservazione non sono stati inoltre riportati fenomeni di formazione ossea indesiderata o comparsa di tumori associati al trattamento.
Il numero molto ridotto di partecipanti di questo primo studio impone naturalmente cautela nell’interpretazione dei risultati, ma i dati hanno contribuito ad alimentare ulteriori ricerche sulle cellule staminali cordonali per l’artrosi del ginocchio.
Cellule staminali cordonali o microfrattura per la cartilagine del ginocchio?
Le evidenze analizzate non si limitano ai primi studi sperimentali.
Un successivo studio clinico multicentrico randomizzato ha confrontato l’impianto di cellule staminali mesenchimali da sangue cordonale associate ad acido ialuronico con la tecnica della microfrattura in pazienti con ampie lesioni cartilaginee a tutto spessore.
Lo studio ha coinvolto 114 partecipanti, con un’età media di circa 56 anni, e ha previsto un follow-up clinico prolungato fino a cinque anni.
Questo tipo di ricerca è particolarmente importante perché permette di confrontare direttamente un approccio basato sulle cellule staminali cordonali con una procedura utilizzata in ortopedia per il trattamento di determinate lesioni della cartilagine.
I risultati contribuiscono a rafforzare l’interesse scientifico verso le MSC da sangue cordonale come possibile strategia di rigenerazione cartilaginea, pur senza consentire di estendere automaticamente queste conclusioni a tutti i pazienti affetti da artrosi del ginocchio.
Artrosi del ginocchio, cellule staminali cordonali e osteotomia tibiale
Un altro ambito analizzato dalla review riguarda alcuni pazienti nei quali l’artrosi del ginocchio colpisce soprattutto la parte interna dell’articolazione ed è associata a un’alterazione dell’allineamento della gamba.
In questi casi può essere eseguita l’osteotomia tibiale alta (HTO), un intervento chirurgico che corregge l’allineamento della gamba per distribuire meglio il peso sul ginocchio e ridurre il carico sulla zona danneggiata.
I ricercatori stanno studiando la possibilità di associare a questo intervento l’utilizzo di cellule staminali mesenchimali di origine cordonale, con l’obiettivo di creare condizioni più favorevoli alla rigenerazione della cartilagine.
In uno studio condotto su 125 pazienti sottoposti all’impianto di MSC da sangue cordonale insieme all’osteotomia tibiale, le successive valutazioni artroscopiche hanno documentato diversi gradi di rigenerazione cartilaginea.
Più recentemente, uno studio prospettico registrato come NCT04234412 ha seguito dieci pazienti sottoposti allo stesso tipo di trattamento combinato.
A due anni dall’intervento, i ricercatori hanno osservato miglioramenti negli indicatori clinici relativi a dolore e funzionalità e una marcata riduzione dell’estensione delle lesioni cartilaginee valutate durante la successiva artroscopia.
Questi risultati suggeriscono un possibile effetto complementare tra correzione biomeccanica del ginocchio e approccio rigenerativo basato sulle cellule staminali cordonali.

Dal sangue cordonale alla medicina rigenerativa
Le ricerche sull’artrosi del ginocchio evidenziano un aspetto più ampio: il crescente interesse scientifico verso il cordone ombelicale come risorsa biologica.
Il sangue cordonale è già una fonte clinicamente consolidata di cellule staminali ematopoietiche, mentre altre popolazioni cellulari di origine cordonale vengono studiate nell’ambito della medicina rigenerativa.
È quindi importante distinguere tra:
- cellule staminali ematopoietiche, presenti nel sangue cordonale e utilizzate principalmente nell’ambito dei trapianti ematopoietici;
- cellule staminali mesenchimali, studiate per le loro proprietà rigenerative, paracrine e immunomodulanti;
- differenti tessuti del cordone ombelicale, come la gelatina di Wharton, che rappresentano ulteriori fonti di cellule mesenchimali oggetto di ricerca.
Questa distinzione permette di comprendere meglio perché la conservazione delle diverse componenti biologiche del cordone ombelicale possa avere finalità differenti.
Le cellule staminali cordonali possono curare l’artrosi del ginocchio?
Le evidenze attuali non permettono di affermare che le cellule staminali cordonali siano una cura universalmente disponibile per l’artrosi del ginocchio.
La review pubblicata su Modern Rheumatology conclude tuttavia che l’impianto chirurgico di cellule staminali mesenchimali derivate da sangue cordonale umano mostra un interessante potenziale terapeutico nelle ginocchia affette da artrosi.
Gli studi clinici analizzati hanno documentato risultati relativi alla sintomatologia, alla funzionalità articolare e alla rigenerazione strutturale della cartilagine, in alcuni casi con follow-up prolungati per diversi anni.
Rimangono però diverse questioni ancora da chiarire.
Gli stessi autori sottolineano, in particolare, la necessità di definire meglio il ruolo delle iniezioni intra-articolari di cellule staminali, individuare i pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente di questi approcci e stabilire le indicazioni ottimali per l’associazione con procedure chirurgiche come l’osteotomia tibiale.
La ricerca sta quindi progressivamente passando dalla domanda “le cellule staminali possono contribuire alla rigenerazione della cartilagine?” a una questione molto più precisa: quali cellule utilizzare, in quali pazienti, con quale procedura e in quali condizioni cliniche?
Perché conservare le cellule staminali cordonali: un patrimonio biologico raccolto alla nascita
Le evidenze sulla rigenerazione della cartilagine raccontano anche qualcosa di più ampio: quanto il cordone ombelicale rappresenti una fonte biologica di grande interesse per la medicina e per la ricerca scientifica.
Alla nascita è possibile raccogliere e conservare differenti componenti del cordone ombelicale. Il sangue cordonale è una fonte di cellule staminali ematopoietiche, già impiegate nella pratica clinica attraverso il trapianto per il trattamento di diverse patologie. I tessuti cordonali, e in particolare la gelatina di Wharton, rappresentano invece un’importante fonte di cellule staminali mesenchimali, al centro di numerosi filoni di ricerca nell’ambito della medicina rigenerativa.
Conservare il patrimonio biologico cordonale significa quindi preservare cellule raccolte in un momento unico e irripetibile: la nascita.
La ricerca scientifica continua inoltre a studiare nuove possibili applicazioni delle cellule di origine cordonale. Gli studi sull’artrosi del ginocchio e sulla rigenerazione della cartilagine analizzati in questa review ne rappresentano un esempio, ma è importante distinguere sempre tra gli utilizzi clinici già consolidati e le applicazioni ancora sperimentali o oggetto di ricerca.
La conservazione non implica infatti che le cellule conservate possano essere utilizzate per tutte le applicazioni studiate dalla medicina rigenerativa, né garantisce la disponibilità futura di uno specifico trattamento. Le possibilità di utilizzo dipendono dalla tipologia di cellule conservate, dalle caratteristiche del campione, dalle indicazioni cliniche e dall’evoluzione delle evidenze scientifiche e della normativa.
In Scientia Fides e la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale
In Scientia Fides accompagna le famiglie nella scelta di conservare il patrimonio biologico raccolto alla nascita, attraverso procedure dedicate alla conservazione delle cellule staminali cordonali.
La conservazione permette di mantenere disponibile nel tempo una risorsa biologica raccolta alla nascita, preservandola attraverso procedure di raccolta, processamento e crioconservazione eseguite secondo rigorosi protocolli di sicurezza e qualità.
In un settore nel quale la ricerca è in continua evoluzione, la qualità della conservazione assume un’importanza fondamentale: ciò che non viene raccolto e conservato alla nascita non potrà essere recuperato successivamente.
Per questo la scelta della biobanca a cui affidare il patrimonio biologico dei propri figli è un passaggio importante. In Scientia Fides opera con protocolli finalizzati a garantire sicurezza, tracciabilità e qualità durante le diverse fasi del processo di conservazione, offrendo alle famiglie competenza scientifica e assistenza lungo il percorso.
Conservare il sangue e i tessuti del cordone ombelicale significa preservare oggi una risorsa biologica le cui applicazioni devono sempre essere valutate sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, distinguendo ciò che rappresenta un utilizzo clinico consolidato da ciò che costituisce una prospettiva della ricerca.
Gli studi sulle cellule staminali cordonali e sulla rigenerazione della cartilagine contribuiscono ad ampliare la conoscenza scientifica di questo patrimonio biologico e mostrano perché il cordone ombelicale continui a rappresentare una risorsa di grande interesse per la medicina contemporanea e futura.
Fonte: Lee JK, Nakamura N. Umbilical cord-derived mesenchymal stem cell therapy for knee osteoarthritis and cartilage repair: Current evidence and clinical applications. Modern Rheumatology. 2026. DOI: 10.1093/mr/roag034. PMID: 41921008.
